Un Dialogo Multiculturale – Padova

dialogo

Lunedì 24 giugno ho avuto il piacere di essere invitata dall’Associazione Persone Curiose di Padova http://www.personecuriose.net/ a condividere i risultati dell’Indagine sui Valori della Nazione promossa da Voc-azione .
Nel contesto informale di un’ex fornace un centinaio di persone si sono sedute in un semicerchio pronte a parlare di Valori. L’associazione che ha organizzato questo incontro ha invitato ad animare il dialogo: il Rabbino Adolfo Aharon Locci, Rabbino capo della Comunità ebraica di Padova , Padre Mario Ciman Gesuita, referente dell’Associazione Ex-Alumni del Centro Antonianum di Padova, Adone Brandalise Professore di Letteratura all’Università di Padova ed esperto in materia filosofica e critica letteraria, l’ Imam Kamel Layachi, Responsabile della Comunità Islamica del Triveneto che purtroppo all’ultimo ha dovuto rinunciare alla sua presenza. Un complimento sincero agli organizzatori di Persone Curiose che hanno saputo mettere sedute a riflettere sul tema dei valori, tanti giovani e relatori così diversi tra loro e comunque portatori di valori universali.
Opinioni durante il dialogoI rappresentanti dell’Associazione aprono con i risultati di un loro sondaggio fatto attraverso i social media: quali VALORI mancano oggi? I primi quattro sono Rispetto, Onestà, Senso Civico e Responsabilità. Quella stessa Responsabilità Individuale finita al 48° posto fra i valori degli italiani nell’indagine di Voc-azione.

Il tema della Responsabilità è il protagonista e riflessioni su religione e filosofia si intrecciano con le domande della platea. Gli stimoli sono stati molti, le riflessioni profonde ed arricchenti.
Una delle prime considerazioni è l’importanza – quando si parla di Responsabilità Individuale – di non cadere nell’errore di pensare che non abbia una ricaduta nella responsabilità collettiva. Etimologicamente in Ebraico la parola Responsabilità porta alla prima parte del vocabolo il concetto di ‘altro’ o ‘l’altro’, cioè nella parola stessa di Responsabilità c’è il concetto di “Io/Me stesso’ nei confronti dell’altro, l’altro al di fuori di me”.
Davanti ad un momento difficile come quello che stiamo vivendo è quindi fondamentale domandarsi ‘come mai’ ci troviamo in questa situazione, ‘dove siamo’ rispetto a quanto sta accadendo, qual è il posto che ognuno di noi ha in questa realtà, come ognuno di noi si comporta per attendere o disattendere a questa responsabilità. Infatti, le nostre azioni ‘determinano anche la qualità della vita che possiamo avere nella realtà attuale. Non esiste altra persona cui attribuire la responsabilità se non a noi stessi di ciò che ci capita.’
Dialogo Multiculturale a PadovaSe siamo governati male lo siamo anche per una nostra mancata capacità critica nel valutare tutte le situazioni che ci stanno davanti. Non dipende da me come singolo individuo la soluzione di tutti i problemi che ci sono, ma è altrettanto vero che ognuno di noi ha un ruolo che ha il diritto e il dovere di giocare perché ‘noi siamo qualcosa che è la modulazione di un flusso che ci attraversa di cui ognuno di noi è semplicemente un impulso particolare ma insostituibile’.
Ho poi presentato il concetto dei valori  potenzialmente limitanti e il fatto che per quanto riguarda l’Italia d’oggi le prime 20 voci risultate dall’Indagine riguardano solo i valori potenzialmente limitanti. Ho quindi spiegato che la proporzione di questi ultimi sul totale dei valori scelti dai partecipanti all’Indagine è rappresentato dall’entropia culturale, che è la misura della disfunzionalità, tossicità o energia distruttiva di un sistema. Nel caso dell’Italia è pari al 73%, il che vuol dire che su 100, 73 rappresenta un’energia non produttiva o distruttiva e solo 27 rappresenta l’energia disponibile per lavoro produttivo. Ho inoltre fatto presente che , tra le 19 Nazioni in cui è stata utilizzata l’Indagine http://www.voc-azione.org/lindagine-sulla-cultura-delle-nazioni/, l’Italia ha il triste primato del più alto tasso di entropia culturale, cioè di disfunzionalità del sistema (fonte: National Values Assessment – NVA) .

Commentando questo dato il Rabbino ha detto che “questo grado di entropia deriva dal fatto che la nostra società è scollegata totalmente nella relazione con la realtà che la circonda. Questo però non per volontà diretta ma per una conseguenza di atti voluti  da un certo establishment che ha creato una collettività attuale nella quale è pressoché assente totalmente la capacità critica. Abbiamo cioè perso il senso a 360° della realtà. Oramai la nostra realtà è ridotta ad un rettangolo che può essere lo schermo della TV o quello del telefonino, oppure il monitor dell’iPad o quello del computer. Tutto ciò che ci collega alla realtà oggi esce quasi esclusivamente da quel rettangolo.

Il Prof. Brandalise ha rilanciato questi concetti parlando dell’importanza della capacità di discernere e valutare. E’ essenziale comprendere che i valori non sono degli “assoluti statici e immutabili”, ma in realtà assumono (o dovrebbero assumere) sfumature diverse a seconda dei contesti specifici in cui si valutano. Senza questa consapevolezza si rischia di rimanere ciechi a nuovi punti di vista, trasformando convinzione e coerenza in fanatismo. Senza questa capacità di discernere e valutare, il pericolo è che i valori, anziché ‘ aprire il presente, renderlo attivo ed effettivamente vivo’ diventino come ‘un rivestimento in marmo che blocca e fa diventare una statua qualcosa che invece potrebbe svilupparsi e progredire come un essere vivente’.’

Anche Padre Ciman ha ripreso il tema del pericolo del fanatismo, anche se apparentemente a supporto di  cosiddetti valori nel caso questi siano presi come valori assoluti e non filtrati da una capacità critica. ‘Non è forse vero che abbiamo storicamente dei casi in cui sono stati portati avanti dei valori per tutta una nazione che non consideriamo validi, per esempio il valore della ‘razza pura’ del nazismo. Per tutto un periodo storico, almeno dal 1933 al 1945,  questo era uno dei valori supremi’ per almeno un grande numero di persone.

Cosa mi ha colpito: Che ci siano così tanti giovani molto preparati ed attenti a temi di questo tipo, che sentono il bisogno di confrontarsi, di imparare e di trovare delle soluzioni alla situazione attuale. Trovarmi davanti a giovani che si pongono genuinamente la domanda  ‘ cosa posso fare io?’; giovani che non sono indifferenti né si sono arresi ad una situazione che sembra essere senza via d’uscita. Ho conosciuto giovani che stanno pesando ai figli che un giorno avranno e che stanno cercando di trovare modi per preparare per loro un’Italia un po’ migliore di quella in cui si trovano oggi a vivere loro.

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