Sogni d’oro

dreamcatcher

Quante volte, dopo aver consumato le meningi su un problema siamo andati esausti a dormire e la mattina dopo ci siamo magicamente svegliati con la soluzione pronta, a portata di mano e così sorprendentemente semplice?
Quante volte, e non necessariamente ad occhi chiusi, i sogni ci hanno aperto la porta del “possibile” e quel possibile ha cambiato la nostra vita?
E quante volte invece – noi l’abbiamo fatto come test – alla domanda “che cosa hai sognato questa notte”, abbiamo risposto “niente” o “non ricordo”?
Oppure abbiamo relegato il sogno all’impossibile, al desiderio chiuso nel cassetto, certo affascinante, ma completamente avulso dalla realtà?

Bene, forse è il momento di cambiare opinione. Sui sogni almeno. Perché non è sempre stato così.
Nelle culture primitive, e ancora oggi in molte società tribali l’attività onirica non è affatto irreale. È semplicemente un’altra realtà, una seconda modalità che ha l’uomo per confrontarsi con l’esterno. Per molte di esse arriva addirittura ad essere un patrimonio sociale e, ogni mattina, i sogni vengono condivisi e da essi la struttura sociale identifica i percorsi, i progetti o semplici segnali che ne favoriscano l’evoluzione.
Sognare quindi, per ognuno dei membri di quelle società è un dovere.
Per noi, invece, l’attività onirica è ormai diventata un banale e fortuito momento di evasione da ciò che non ci piace.

È pur vero che in questi momenti di crisi forse le nostre notti sono più terreno di incubi o talvolta insonni. Ci risulta più facile liquidare il tutto dicendo “come si fa a pensare ai sogni quando il mio problema è, oggi, portare il pane a casa?”.
Non è casuale che nel survey da cui è partito Voc-azione molti degli intervistati abbiano indicato come valori chiave la rassegnazione e l’adattabilità. E chiaramente quelli che si arrangiano rassegnati, non devono essere dei grandi sognatori.
Peccato. Perché, proprio perché stiamo attraversando un momento così difficile, forse è il caso di cominciare a sognare più forte. Di condividere i nostri sogni e magari incontrare qualcuno che, inconsapevolmente, ha sognato le stesse cose.

Perché è così che i sogni diventano visioni, poi progetti, poi realtà. Perché, la storia ce lo insegna, tutte le cose più straordinarie e più grandi, in fondo sono nate da un sogno di pochi (pensiamo all’America).
Perché i sogni, per quanto sembri paradossale, aprono gli occhi e allungano la vista, se li lasciamo vivere. Se invece vengono chiusi in un cassetto diventano un rimpianto. Vuoto e sterile. Come la rassegnazione rinunciataria. Che chiude gli occhi. Su un sogno, purtroppo vero, che è l’abbandono al declino.

Per questo proprio adesso che si avvicina l’estate, che abbiamo la mente più libera, e che una volta finite le vacanze saremo pronti per nuovi progetti, noi abbiamo pensato di coltivare il sogno. Di farlo ritornare un valore. Di chiedere a voi di fare lo stesso. Di raccontarci i vostri sogni. Di metterli insieme ai nostri.
E di farne una base di lancio per il futuro che vogliamo.

L'autore

Lascia un commento

*

captcha *