Ti Presento Ralph – Il Rispetto

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Conosci Ralph Waldo Emerson? Probabilmente no, anche se è una figura centrale della filosofia e della letteratura americana. Ralph, infatti, nel primo ottocento è stato tra i primi a proporre un’etica individuale basata sulla fiducia in se stessi e sulla discussione dei valori tradizionali senza per forza doverli abbattere, in pieno contrasto quindi con il nichilismo che, nello stesso periodo e dall’altra parte dell’Atlantico, stava riscuotendo grandi consensi.

Ralph era solito dire che:

“un uomo è rispettabile solo in quanto porta rispetto”

 

E un uomo che porta rispetto è un uomo che vive questo valore in pieno contatto, anche verso se stesso. “Portare rispetto” è una di quelle frasi che per molti ha un sapore un po’ antico: la dicevano spesso i nonni ed era sinonimo di invito a riconoscere l’autorità dell’esperienza, di chi ha vissuto più a lungo e pertanto sa di più della vita. Ma anche senza quest’aura di soggezione era un monito prezioso a riconoscere i diritti e la dignità del prossimo. Non necessariamente in nome di un generico concetto di bontà o altruismo. Il rispetto – da vocabolario – è il pieno riconoscimento dell’esistenza: della propria tramite quella altrui e viceversa.

 

Oggi di tutto questo si sente un po’ la mancanza (e sta emergendo molto chiaramente all’interno dei dialoghi che stiamo conducendo in tutta Italia). Non tanto perché l’abbandono di alcuni “dogmi sociali” e più in generale della formalità abbiano di fatto annullato le distanze interpersonali, ma perché la società contemporanea sembra sempre di più, e non solo sul piano metaforico, aver sostituito il riconoscimento del “diritto all’esistenza” con il “mors tua, vita mea”, con il gusto della rissa, con l’aggressività incontrollata. Prima si lascia andare qualcosa, alla fine ci si dimentica del tutto.

 

La prova? Pensiamo al linguaggio dei media. Meno di vent’anni fa probabilmente toni troppo aggressivi, per non parlare del turpiloquio, sarebbero stati un’eccezione, oggetto di clamore non proprio benevolo. Oggi l’eccezione, semmai, è la misura. Lo si vede nei media, nel dibattito politico ma anche nella fila alle casse del supermercato.

 

Certo non tutto è perduto. Del rispetto mancato ne parliamo. Nei dialoghi di Voc-azione, in coda al supermercato o nei commenti scandalizzati rispetto al dibattito politico. E chissà se, prendendone sempre maggiore consapevolezza, torneremo ad essere rispettosi e rispettabili. Come suggeriva Ralph. Anche nel traffico cittadino o quando trovare parcheggio è una caccia al tesoro.

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2 Comments
  1. Luca Sorgiacomo Rispondi

    Molto interessante. Se rispettabile significa “degno di rispetto” allora non ci si può aspettare di essere rispettati se non rispettando noi gli altri in primis. Solo allora saremo degni di ricevere rispetto a nostra volta e forse qualcuno ci premierà con tale privilegio.
    Sì perché ritengo che essere rispettati non sia tanto un diritto quanto un privilegio. Questo concetto sta per me alla base della forte inversione morale di molti principi al giorno d’oggi, in linea con la tendenza degli italiani, mostrata dall’indagine sui valori, di scaricare le proprie responsabilità al di fuori di se stessi: “se gli altri hanno un dovere verso di me, allora questa cosa è un mio diritto.” E ci si dimentica che per noi rimane sempre un dovere prima di tutto. Così finiamo (mi includo nel noi) per pensare al rispetto che non ci viene dato, ignorando quello che non diamo. Mio padre dice che un dovere è qualcosa che imponiamo su noi stessi, un diritto è qualcosa che ci concedono gli altri. Io concordo con lui, non possiamo arrogarci diritti da soli. E il rispetto è uno di questi casi: non è un diritto, va meritato. A noi rimane semplicemente il dovere di rispettare e forse allora ci verrà dato il privilegio di essere rispettati a nostra volta.

  2. Pier Paolo Colasanti Rispondi

    Vivere il rispetto come bussola per seguire la propria strada. Purtroppo la parola rispetto ha spesso una connotazione distorta, molto spesso considerata “vecchia”, associata all’espressione un po’ bigotta: -Porta rispetto!-. Non a caso per citare un maestro del rispetto si deve tornare indietro nel tempo. Invece credo ci sia una domanda sempre attuale, che dovremmo fare continuamente a noi stessi e agli altri: “sto rispettando?”. Questa domanda, sono convinto che dovremmo porcela due volte, in una sequenza ben definita.: 1. Sto rispettando i miei valori? Questo ci aiuterebbe anche a scoprire che abbiamo dei valori e che contano, 2. Sto rispettando il futuro dell’umanita? Questo ci renderebbe più consapevoli che esiste un contesto sistemico, un pianeta e risorse esauribli e future generazioni.
    Tutto qui.

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