RIESCI A COMPRENDERMI?

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In questi giorni, e in molti di questi ultimi giorni, l’Italia è divisa.

In Parlamento si sta infatti discutendo sulla “legge contro l’omofobia”. Per alcuni un atto di civiltà, per altri meno in quanto potrebbe potenzialmente punire qualsiasi posizione, non necessariamente violenta, contraria all’omosessualità.
Per alcuni è inderogabile, per altri, invece, ci sono problematiche – come ad esempio il lavoro – ben più urgenti da affrontare.

La vicenda è complessa e noi, per una volta ci fermiamo un passo indietro rispetto a queste polemiche. E cogliamo questo spunto per focalizzare l’attenzione sulla comprensione. Che è – da dizionario – la capacità di capire, cioè comprendere con la ragione un contenuto conoscitivo.

Che può afferire anche a posizioni che non ci riguardano o a comportamenti che personalmente non metteremmo mai in atto perché poco coerenti con il nostro modo di pensare, con i nostri precetti morali, politici o religiosi.
Andiamo nel concreto.

Chiunque sia un praticante cattolico probabilmente può avere posizioni molto ferme su tematiche di ordine etico come divorzio, aborto, eutanasia e sessualità in genere. Ma, e non è una domanda retorica, può, ad esempio, l’osservanza dei principi cattolici essere di impedimento alla comprensione, senza nessuna pretesa di condivisione, delle posizioni e delle ragioni di chi, su questi temi la pensa in modo diametralmente opposto? Possiamo naturalmente traslare la domanda su moltissimi altri sistemi di credenze.
E vogliamo lasciarla aperta. Non prima però di condividere alcune riflessioni che sono emerse nel momento in cui abbiamo deciso di scrivere questo post. Che sono altre domande, anch’esse aperte.

Che cosa blocca la comprensione? La paura di dover mettere in discussione ciò che crediamo nel profondo? La mancata percezione che un dialogo “vero e onesto” possa invece dare un nuovo contesto, più ampio e circostanziato, ai nostri princìpi? O piuttosto la perdita della consapevolezza che le opinioni, le scelte altrui o l’ “altro da noi”, in genere possano essere capite senza necessariamente essere condivise o accettate? A voi la parola.

Perché, l’unica risposta che, per ora, noi di Voc-azione siamo riusciti a dare è che quando un valore, un credo o un principio rimane “fuori discussione” e pertanto “fuori dal dialogo”, è come un’opera d’arte chiusa in un caveau. Che se nessuno può guardare si conserverà pure intatta, ma perderà molto presto il valore intrinseco e il senso della sua esistenza.

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