POVERI E FELICI

snop

I soldi non danno la felicità e, a quanto pare neppure la comprano.

Perlomeno qui in Italia, dove il Rapporto Istat 2013 (basato su rivelazioni del 2012) pubblicato oggi va a modificare considerevolmente lo stereotipo della disperazione senza rimedio a causa della crisi. Se infatti la percentuale dei cittadini (sopra i 14 anni) che si dichiara soddisfatta della propria condizione economica sembra essere in caduta libera di 5 punti percentuali all’anno, di segno opposto è la valutazione che i cittadini in media danno della loro qualità della vita. A cui viene assegnato un punteggio di 6,8 (e quindi, in una scala da 0 a 10 siamo abbondantemente sopra la sufficienza).  L’equazione è semplice. Pochi soldi, poco lavoro, molto più tempo per coltivare valori che, non avendo legami con PIL e spread, ritrovano il pieno potere della loro autenticità.

E quindi gli Italiani con il portafogli sotto pressione hanno riscoperto le relazioni famigliari (ben il 36,8% si dichiara molto soddisfatto di questo aspetto) e gli amici. Non solo: gli Italiani nonostante l’invecchiamento dichiarano di essere sentirsi in salute (l’80,8%), e riscoprono il tempo libero, tesoro forse un po’ troppo sacrificato alla carriera fino a qualche anno fa e oggi, un po’ per necessità, un po’ per virtù, pienamente riabilitato.

Tanto che, anche per coloro che hanno ancora una situazione professionale stabile, il famoso “work-life balance” ha assunto una posizione centrale. Forse non bastano quattro dati statistici per rasserenare l’orizzonte. Però scoprire che c’è un Italia per la quale adattamento non fa rima con rassegnazione, che sa guardare oltre e che sta ritrovando un’identità umana un po’ troppo rimasta chiusa a doppia mandata nel cassetto modifica sensibilmente i confini della crisi.

E funziona meglio di qualsiasi antidepressivo.

 

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