LO STATO SONO IO (E ANCHE TU)

vocazione-bracciaLo stato, a pensarci bene è uno straordinario paradosso.
Da una parte è formato dal popolo che risiede su un territorio definito, ma allo stesso tempo è un apparato sovrano, spesso impersonale che legifera, amministra, si fa garante dei valori che rappresenta. E per i cittadini la presenza di uno stato dovrebbe essere tutela di benessere o perlomeno delle minime condizioni di vita degna.
Non in tutti gli stati, si intende, ma in Italia sì.
Lo sancisce a chiare lettere una costituzione, forse un po’ obsoleta, ma sicuramente tra le più belle che siano mai state scritte. E in effetti è bello sapere che c’è lo Stato. Che è presente se qualcosa va male, se capita un incidente, una malattia, un’ improvvisa crisi finanziaria o una difficoltà in genere. Una moltitudine di persone e organizzate che dice “ci siamo noi, ti aiutiamo”. Però, raccontarlo adesso fa un po’ sorridere.
Sì perché lo Stato non è più così. Lo Stato non è più equo. Non parla con i cittadini. Chiede molto, dà molto poco.
E per i cittadini dallo Stato bisogna guardarsi bene, prendere le distanze, farsi piccoli fino a diventare invisibili. Oppure talmente grandi da entrare in aperto conflitto con esso. Senza esclusioni di colpi.
E vinca il migliore e il migliore è il più furbo. Quello che la fa franca. E se tu non sei tra quelli, è selezione naturale: non c’è posto per gli sfigati.
Anche senza andare sui massimi sistemi, mai come in questi giorni si è parlato tanto di distanza fra stato e cittadinanza, di uno stato che dovrebbe tornare ad essere percepito come amico. Lo verifichiamo anche noi di Voc-azione nel corso dei nostri dialoghi.
Lo Stato è spesso un estraneo, è altro da noi. Ma non è così. Lo Stato non è né amico, né estraneo.
Lo stato siamo noi.
Lo stato comincia da noi. E se l’ apparato non funziona siamo noi che abbiamo il diritto dovere di denunciare e di far cambiare le cose. Lo Stato comincia da uno scontrino al bar, da una dichiarazione dei redditi, dalla denuncia di un sopruso sul tram.
Lo Stato è figlio della responsabilità, valore chiave che ormai siamo abituati a vedere molto più altrove che dentro di noi.
Un esempio concreto: quante volte ci troviamo a dire la famosa frase “non è un mio problema”? Probabilmente, in tutta onestà, quel problema dato che ci tocca un po’ è anche nostro. Con lo Stato è esattamente la stessa cosa. O è un po’ anche nostro, o corre il rischio di non essere di nessuno. E diventa così un problema molto serio.

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