Impariamo a resistere

“Resisto dunque sono” è il titolo del libro scritto da Pietro Trabucchi che, come dice nel suo sito, ” è uno psicologo che si occupa da sempre di prestazione sportiva, in particolare di discipline di resistenza”.

Il titolo ha catturato la mia attenzione: ho capito che si parlava di resilienza e che era venuto il  momento di approfondire il concetto. Da qualche anno si utilizza, con frequenza, il  termine resilienza; un vocabolo entrato nel linguaggio anche di persone comuni e che ha assunto un ruolo piuttosto rilevante. Oggi  anche le società  di recruiting cercano persone,  per  ruoli aziendali di comando, “resilienti”, oppure vengono organizzati incontri formativi a tema e, nella attività  sportiva, sempre più Squadre affidano i loro atleti a psicologi e motivatori che allenino alla resilienza.

Pensavo, prima di leggere il libro, che alla fine la resilienza fosse quella cosa che mi diceva sempre mia mamma ”mettici un po’ di buona volontà che le cose poi le puoi ottenere”. Ecco no, non basta; è la vita che ti dice che non basta la buona volontà  e che la differenza la può fare la resilienza: la capacità  di tener duro, per dirla facile !

La differenza non è solo quella di non perdere la rotta e di fare bene, con una certa disciplina, quello che fai, ma la resistenza che riesci ad avere per affrontare, sopportare e uscire ancora più forte dalle difficoltà  oggettive della vita, come la mancanza di un lavoro, una grave malattia o dover affrontare una gara, dopo un anno passato tra diversi infortuni.

Allenare la resilienza si può.

Sono convinta che tutti abbiano davvero risorse nascoste, assopite o magari mai fatte crescere e che l’essere umano ( molto di più le donne) possieda la capacità  di poter resistere. Allora insegniamo la resilienza ai nostri bambini, forse faremo loro un bel regalo per il futuro.

L'autore

Lascia un commento

*

captcha *