Fallire per ricostruire

Mi ero interessato al concetto di resilienza perché, come pubblicato nell’articolo ”Impariamo a resistere” di Barbara Bargna , è un termine che negli ultimi tempi è usato (e talvolta abusato).

Mi ha fatto molto riflettere la definizione stessa del termine: resilienza è la capacità di un materiale di subire un urto senza rompersi. È un concetto che davvero si adatta alla condizione attuale: non è, secondo me, importante tanto il non cadere mai, quanto piuttosto l’”abituarsi” ad essere urtati, comprendere che le cose non vanno (quasi mai) come noi vorremmo e saper imparare e prendere il bene anche dalle esperienze negative e dalle sconfitte.

Nel contesto psicologico poi la resilienza viene indicata come la capacità di affrontare e superare un evento traumatico. Dal mio punto di vista è importante l’idea di non lasciarsi sopraffare dagli eventi negativi, l’importanza di abituarsi agli urti ma non fermarsi mai, di capire che cosa si vuole cambiare e impegnarsi nel farlo, indipendentemente dall’esito dei propri sforzi.

Per dirla alla Nietzsche “ciò che non uccide, lo rende più forte”. Leggendo Trabucchi emerge l’idea, citata del resto nell’articolo, che la resilienza è un’abilità che si può sviluppare ed allenare ma non solo: come stile di vita la resilienza si deve scegliere. Credo che siamo geneticamente “programmati” ad affrontare situazioni problematiche, a combattere, a cercare una soluzione ai problemi. Sin dalle epoche primitive, l’uomo è abituato a sopravvivere a calamità naturali, a carestie, a guerre. È la capacità di reagire alle sconfitte, di affrontare i problemi la norma nel mondo, non il lasciarsi sconfortare.

Del resto a tutti noi capitano eventi negativi, auspicabilmente momentanei e delimitati nel tempo, eventi che invece possono a volte protrarsi nel tempo: quante volte ci siamo chiesti “perché succedono tutte a me?”, “perché io?”. In un certo senso credo che tutti noi siamo resilienti: siamo qui, abbiamo superato delle difficoltà, dei problemi, forse siamo più forti di quanto ci aspettassimo: dobbiamo solo prenderne consapevolezza. Nonostante tutto riusciamo ad andare avanti, a non perdere la speranza di fronte a frustrazioni, delusioni ed insoddisfazioni.

Interrogarsi poi sul significato stesso del termine può essere estremamente interessante. “Resilienza” deriva dal latino “resilire”: rimbalzare, saltare indietro. Il termine parla di fare balzi, andare su e giù: non si considera soltanto il progredire. Anche la caduta è contemplata, è inevitabile: da qui, però dovremmo tentare di ricostruire, di risalire, impegnarci a migliorare. Nella vita si prova, si fallisce, ancora ed ancora. Ma da ogni fallimento si imparerà qualcosa e da li si costruirà qualcosa di nuovo, di migliore

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