Chi non lavora…

tempi moderni

La nostra Costituzione sancisce che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Non vogliamo ovviamente rovinare a nessuno gli ultimi giorni di meritata vacanza, ma giusto proporre una riflessione su un tema che comunque per molti di noi sarà centrale da qui a poco. Proprio perché serenamente, su certi concetti, ci si ragiona meglio.

Partiamo da un fatto concreto.
Giusto un mese fa, un professionista della consulenza informatica, sui 45 anni, di ineccepibile competenza, viene chiamato dal suo amministratore delegato. Dopo pochi preamboli gli viene comunicato che ha cinque giorni per decidere.
Cosa? Se dare le dimissioni subito in cambio di un, neppur cospicuo, “incentivo all’esodo”; oppure seguire la “via crucis” della mobilità con tutto quello che ne consegue. Entrambe le strade porteranno comunque alla perdita del lavoro.
Dopo vent’anni di piena e profonda fedeltà all’azienda.
Vent’anni di sacrifici e, spesso, di rinunce.
C’è di più.
Pietro, il nostro protagonista, ha una famiglia. Una moglie e una bambina di dieci anni circa. Per una settimana decide di non dire niente, e alla mattina si alza come di consueto e come di consueto dopo la colazione con la famiglia esce di casa.
Per andare verso il nulla. Verso società di head hunting che gli sottolineano la sua marginalità, a 45 anni, rispetto agli standard del suo settore.
Fortunatamente però Pietro, dopo questa prima settimana, decide di parlare con la famiglia e ora ha già cominciato, nonostante Agosto non sia il mese più propizio, a dedicarsi al lavoro di trovare un lavoro.

Ma perché parliamo di Pietro?
Ne parliamo proprio perché la sua storia è drammatica.
Resa anche più drammatica dal fatto che non si tratta di un evento eccezionale.
Ne parliamo perché Pietro – a dispetto di quanto emerso anche nella nostra ricerca – non si è seduto nella rassegnazione ma, al contrario, si è messo subito all’opera per lavorare su se stesso.
Con l’energia di chi sa che ce la farà. Probabilmente da solo e contro chi lo vorrebbe ai margini del tessuto lavorativo e sociale.
Ma è giusto che un valore tanto fondativo (e quindi auspicabilmente garantito) per il nostro Paese sia diventato un nervo tanto scoperto?
È giusto che un diritto/dovere dell’essere cittadino sia diventato una caccia al tesoro, a seconda delle situazioni, una spada di Damocle?
Per una volta noi di Voc-azione, ma non solo, la risposta ce l’abbiamo.
È un fermo no.
Un no al lavoro come privilegio e un no al lavoro come minaccia.
Però è come dire un no alla crisi. Che ha senso solo nella misura in cui provoca una reazione in direzione opposta.
Ed è per questo che l’energia di Pietro ci convince. E condividendola vogliamo renderla “contagiosa”.
John Fitzgerald Kennedy diceva: “non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, cosa tu puoi fare per il tuo Paese”.
Oggi sicuramente suona un po’ surreale. A noi suona meglio: “chiediti cosa in questo momento puoi fare per te, perché forse è da lì che puoi far partire il tuo Paese”.
E, naturalmente, un grosso “in bocca al lupo” a Pietro.

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