Che Italia Vogliamo?

nettun

Alcuni giorni fa tutti noi abbiamo letto, se non altro per la polemica che ha scatenato in alcuni ambienti politici, la notizia di Roberto Corsi, il commerciante cosentino che ha distrutto il registratore di cassa, decidendo di non emettere più scontrini fiscali e quindi di fare risparmiare l’IVA ai clienti. Non solo: il signor Corsi vuole riconsegnare il proprio documento d’identità al Comune dichiarando di ambire allo status di clandestino piuttosto che essere italiano (giustificando il gesto con il fatto che i clandestini “guadagnerebbero” in media 36 Euro al giorno). Ed è chiaramente sintomatico dell’esasperazione, della fatica e del disagio di un Paese in crisi. E forse qualcuno può avere provato anche un senso di vicinanza verso questo signore. Perché ha fatto un gesto apparentemente coraggioso, di ribellione verso un sistema troppo lento e statico in un momento in cui, invece, vi sono problemi che non ammettono ulteriori proroghe. Però, pensandoci meglio, è questo il tipo di protesta di cui abbiamo bisogno? Come possiamo chiedere onestà e legalità (valori che passano anche attraverso uno scontrino fiscale) se noi in prima persona agiamo e promuoviamo comportamenti in direzione opposta? Come pensiamo di “passare il guado” se addirittura vogliamo rinnegare la nostra cittadinanza e, di conseguenza, sottrarci alle responsabilità ad essa pertinenti? Ma soprattutto, come è possibile chiedere l’Italia che vogliamo se noi siamo i primi a non volerla?

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